venerdì 13 gennaio 2017

Smear

La mia ultima riflessione linguistica riguarda la parola inglese `smear` che vuol dire, come nome, `macchia` e, come verbo, `macchiare, spargere, infangare (sia in senso fisico che metaforico, quindi anche relativamente alla reputazione)`. Tale parola ha la stessa radice del termine danese `Smørrebrød` (ossia un piatto tipico danese che consiste in una tartina di burro) che e` un termine composto che vuol dire ``butter and bread`` perche` il burro e` cio` che si spalma e brod ha chiaramente la stessa radice del termine inglese bread (pane). Da cio` si evince la relazione tra la lingua inglese e quella danese. Inoltre, la parola `smear` corrisponde precisamente al termine italiano volgare `smerdare` (sia nella forma, dato che entrambe cominciano con le lettere sm, sia nel significato, dato che vogliono entrambe dire ``infangare la reputazione di qualcuno``).

My last linguistic observation concerns the English word `smear` which means, as a noun, `spot` and, as a verb, `stain` (both in the physical and metaphorical sensse therefore also about reputation). This word has the same root as the Danish word `Smorebrod` (which is a typical Danish dish which consists in butter spread on bread) which is a term composed by ``butter and bread`` because the butter is spread and brod has the same root as the English word bread. Therefore we can establish a relationship between the English and Danish languages. Moreover, the word ``smear`` corresponds precisely to the Italian vulgar word ``smerdare`` (in the form, since they both start with letters sm, and in the meaning, since they both mean `` sully somebody`s reputation``).

lunedì 23 maggio 2016

Parti del corpo utilizzate per indicare caratteristiche mentali

Oggi, miei cari lettori, vorrei farvi soffermare su espressioni idiomatiche che, per estensione, utilizzano parti del corpo per indicare delle caratteristiche mentali:


Avere polso:fermezza
Avere cuore:pieta'
Avere testa:essere presenti...
Avere tatto:delicatezza
Avere occhio:avere spirito critico
Avere gola:essere buongustai
Essere in gamba:essere fattivo
Privo di spina dorsale: privo di coraggio
Avere culo:fortuna
Avere palle: coraggio
Mi faccio il culo: mi affatico
A cuor leggero: con leggerezza
Mi piange il cuore: sono triste
Col cuore in mano: con sincerita'
Ridere di cuore: ridere di gusto
Senza cuore: spietatamente
Legarsela al dito: serbare rancore
Toccare il cielo con un dito: essere al settimo cielo
Mangiarsi le mani: rimpiangere
Stringere i denti: andare avanti
Mettere il dito nella piaga: infierire
Non muovere un dito: non fare niente
Da capo a piedi: dall'inizio alla fine
Senza capo ne' coda: in maniera sconclusionata
Fasciarsi la testa prima di essersela rotta: partire prevenuti
Prendere a cuore: interessarsi a qualcosa
Braccino corto: essere tirchi
Senza peli sulla lingua: sinceramente
Avere i piedi per terra: essere concreti
Con la testa tra le nuvole: essere distratti
Mettere la testa a posto: diventare maturi
Ficcare il naso: farsi gli affari degli altri
Fare le cose con i piedi: fare le cose male
Essere fuori di testa: essere pazzi
Fare qualcosa senza testa: fare qualcosa senza pensarci
Mi fai venire il nervoso: mi irriti
A testa alta: con fierezza
Coi piedi di piombo: con prudenza
Avere polso:fermezza
Avere cuore:pieta'
Avere testa:essere presenti...
Avere tatto:delicatezza
Avere occhio:avere spirito critico
Avere gola:essere buongustai
Essere in gamba:essere fattivo
Privo di spina dorsale: privo di coraggio
Avere culo:fortuna
Avere palle: coraggio
Mi faccio il culo: mi affatico
A cuor leggero: con leggerezza
Mi piange il cuore: sono triste
Col cuore in mano: con sincerita'
Ridere di cuore: ridere di gusto
Senza cuore: spietatamente
Legarsela al dito: serbare rancore
Toccare il cielo con un dito: essere al settimo cielo
Mangiarsi le mani: rimpiangere
Stringere i denti: andare avanti
Mettere il dito nella piaga: infierire
Non muovere un dito: non fare niente
Da capo a piedi: dall'inizio alla fine
Senza capo ne' coda: in maniera sconclusionata
Fasciarsi la testa prima di essersela rotta: partire prevenuti
Prendere a cuore: interessarsi a qualcosa
Braccino corto: essere tirchi
Senza peli sulla lingua: sinceramente
Avere i piedi per terra: essere concreti
Con la testa tra le nuvole: essere distratti
Mettere la testa a posto: diventare maturi
Ficcare il naso: farsi gli affari degli altri
Fare le cose con i piedi: fare le cose male
Essere fuori di testa: essere pazzi
Fare qualcosa senza testa: fare qualcosa senza pensarci
Mi fai venire il nervoso: mi irriti
A testa alta: con fierezza
Coi piedi di piombo: con prudenza

giovedì 23 ottobre 2014

Moroso e Dimora

'Remora' che vuol dire 'ritardo' deriva dal latino 're' ossia 'addietro' e 'mora' ossia 'indugio'. E altre due parole che derivano sempre da 'mora' sono 'moroso' ossia 'colui che indugia lungamente' e 'dimorare' ossia 'abitare permanentemente in un luogo/paese' > 'dimorare' e 'moroso' hanno la stessa etimologia: il moroso e' una dimora!

giovedì 9 ottobre 2014

Bruno Citoni


Ho conosciuto Bruno Citoni a York esattamente un anno fa, tramite l'Italian Society, di cui ero la chair. La prima coincidenza è stata scoprire non solo che abitavamo entrambi a Roma, ma nello stesso quartiere, a poche strade di distanza. Poi abbiamo scoperto che avevamo gli stessi interessi: scrivere, sia testi che canzoni. E da lì è cominciata una comunicazione continua, finché un giorno io non gli ho proposto di parlare della sua musica, di come abbia cominciato a comporre canzoni ecc. E questo è quello che è uscito fuori:


'Sono convinto che tutto quello che facciamo come individui nasca da un’urgenza profonda.
L’urgenza di essere.

Ho cominciato a comporre che ero appena adolescente. E mi ricordo ancora che le prime volte che i miei amici mi canzonavano, letteralmente, a me non importava niente, perché non mi ero mai sentito così bene.
L’aver creato qualcosa che sarebbe rimasto nell’immaginario collettivo per il maggior tempo possibile mi faceva sentire vivo.
Ancora adesso, niente è come sentire amici soprappensiero mugugnare mozziconi di cose che ho scritto.
Perché significa che qualcuno di quei semi che ho sparso in questi cinque o sei anni, ed ho coltivato con lacrime e sangue, è germogliato nella vita di qualcun altro. L’arte è comunicazione.

Non è stato sempre così però. Quando cominciai ero ancora troppo immaturo per capire tutto questo, per rendermi conto di quello che stava succedendo.
Scrivevo per scrivere. E non c’era niente di vero in quello che scrivevo. Mi sedevo alla scrivania, davanti al computer e mettevo insieme note che non mi dicevano niente.
Poi è arrivata la prima chitarra, e mentre provavo a fare il barré, ed imparavo gli accordi a memoria, le cose sono cominciate a cambiare.

Le lettere, le note, hanno cominciato ad avere un senso reciproco, ad incastrarsi prima in parole, poi in versi, poi in strofe. Ma mancava ancora qualcosa. Il contenuto.
Erano ancora frasi vuote, non mie, seppur adagiate su una musica nuova, meno artefatta, derivata per la prima volta dall’approccio diretto con uno strumento come la chitarra invece che con il freddo schermo di un computer.

A questo, fortunatamente, ci ha pensato il tempo. Durante il liceo ho cominciato ad ascoltare musica nuova; ho scoperto gli Strokes, l'Indie britannico, e tutto quel panorama musicale ed artistico che mi ero lasciato scorrere addosso in quegli anni adesso improvvisamene si stava ripresentando come un'epifania.
Ho passato giornate intere a ascoltare musica, a suonare con diversi gruppi la batteria, a crearmi una identità musicale, finché un’estate non è arrivata Karolina. E solo adesso, scrivendo di tutto questo, mi rendo conto dell’impatto che ha avuto quell’esperienza sulla mia vita e su tutto quello che ho scritto di lì in poi.
Per la prima volta rigettai su un pezzo di carta tutto quello che avevo provato, e quello che venne fuori è la prima strofa di un testo. Un testo con dentro il Sonetto 130 di Shakespeare e tutte le mie emozioni.

“Karolina ha i piedi gonfi/
gonfi come avesse camminato/
una vita a piedi nudi sul selciato.

Karolina ha sulle labbra/
i segni di una guerra fredda/
combattuta senza esclusione di parole

eppure/
Karolina è/
tutto ciò che fa per me"


Da allora è stato un viaggio in discesa. Musicalmente parlando.
Perchè per quanto mi piacerebbe riuscire a scrivere quando sto bene, gli unici momenti, le cose che riesco ad esprimere meglio sono i sentimenti che mi fanno stare male, quelli che lasciano un segno. 
E mi rendo conto che, anche se in modi diversi, tutto quello che mi sento di condividere nasce con la speranza di far provare agli altri quello che ho provato io.

Così è nato “Cento giorni da pecora”.
Con la sola esclusione di “Karolina” (che rappresenta una eccezione anche rispetto alla cifra stilistica di tutti gli altri brani) tutto l'EP è nato da sentimenti che mi sono portato dietro, da Roma fino in Inghilterra, che hanno infestato la mia testa per mesi, e che ogni tanto sono riuscito a decifrare, a domare, ed a mettere nero su bianco. Sentimenti che sono morti nella mia bocca, incapace di pronunciarli, ma che sono rinati sotto forma di melodie acerbe, davanti allo specchio.
Melodie che ho mescolato con tutto quel' Indie/pop/rock/alternative italiano di cui mi sono nutrito in questi ultimi tempi tra i quali per esempio I Cani e L'orso, solo per citare i più influenti.

Mi riesce difficile quindi costringere queste canzoni in un singolo genere musicale, una sola etichetta, quando per me sono il risultato di mille stimoli diversi, provenienti da svariate direzioni.
Ma mi piace pensare di star facendo qualcosa di nuovo, “musica umile”.
Le mie canzoni non sono giardini pensili, né prati sfarzosi. Sono Myricae da coltivare, non per renderle più grandi, o più imponenti, ma più curate, più potenti nella loro semplicità.
Perchè è facile nascondersi dietro a convulsi tecnicismi, o assurde complessità.
Mentre invece quello che offro io con la mia musica è il mio cuore su piatto di carta, senza mistificazioni, senza accessorie distrazioni; sentimento puro, senza un motivo d'essere se non quello di germogliare nella testa di chi ha la pazienza di ascoltare'.

Per chi volesse ascoltare le sue canzoni questa è la sua pagina! https://www.facebook.com/pages/The-more-the-merrier/252732704852165?fref=ts



giovedì 11 settembre 2014

Scottish Independence Referendum


Edinburgh, September 2014

The Referendum for the Independence of Scotland is getting closer (there is only one week left until voters hand in their ballots). For this occasion the University of Edinburgh has organised a debate at the Hall of Teviot Building, a palace in perfect Harry Potter style. The queue to get into the Hall on the first floor is so long that there are even people standing outside the building. At 7 o’ clock the doors are opened and a mass of students take their seats in an orderly and quiet way.

In the middle of the stage there is the presenter of the night, a guy with big ears wearing a tie, who is the ex-chair of the Debating Society. On each of his sides there are two panellists, whose physical position on the stage reflects their political one: on the left Donald Smith, Director of the Scottish Storytelling Centre, and an exponent of the National Collective[1]; on the right two panellists from ‘Better Together’[2].

The question of the Referendum is: ‘should Scotland become independent or not?’. ‘It’s time for Scotland to grow up’ says the left-winger D. Smith. ‘Live it, not leave it’ say the panellists on the right. The four debaters present arguments for political, economical and cultural positions: constitution, democracy, equal distribution of wealth, the currency and the start up of a new economic system, identity and nationalism, Scotland in relation to the UK and the EU.

Creating and adopting a new constitution would cost a lot of money, which could be invested in better ways, such as health and education, according to the right; on the other hand, according to the left, a written constitution would finally define rights and obligations of Scotland towards the rest of the UK, finally preventing Westminster-the centre of the political British power- from exercising its hegemony above Scotland.

The main concern for the right is the economic situation in the case of Scotland becoming an independent country: not only the fact that the eventual currency has not been established yet represents a big uncertainty, but also the cost of living will increase, foreign companies will stop investing in Scottish multinationals and, in the worst scenario, Scottish economy will collapse: the oil provided by the Scottish land will not be enough to sustain an entire country for ever.

On the other hand, the left argues that the pound will remain the currency; the independence of Scotland will not stop foreign companies from investing into Scottish multinationals and taking advantage of them; Scotland has enough local resources to sustain the country: not only the highly-discussed oil which will last for decades, but also many other such as textiles, whisky, tourism etc.


 More importantly, the left, accused of being too patriotic, underlines that the independence of Scotland- not the Scottish independence!- is not a matter of identity, but of democracy: it will be the ‘fresh start’ of a new nation-no different from any other country- in which the wealth will be finally equally distributed between all the social classes, contrasting the privatisation and the capitalist dichotomy between rich and poor towards the British politics is leading.

Moreover, according to the right, the independence of Scotland would undermine its membership to the EU, but, according to the left, it is the opposite: the UK might not be part of the EU anymore, if Westminster continues on this political line; therefore, there are more probabilities for an independent Scotland to be part of the EU: Scotland is indeed more willing to stay in the EU than the rest of the UK and it has all the requirements to do that.

For the right party there is no relevant difference between a Scot, an Irish, an English or a Welsh, therefore there is no point for Scotland to be independent, left-wingers are just ‘patriotic utopians’. Moreover, it is always better to cooperate than to act alone, this radical ‘detachment’ will only have negative consequences: it will totally subvert the economic and political system, in a domestic and in a foreign dimension, so as to bring Scotland to the ‘cataclysm’.

Left-wingers are more positive and constructive, arguing that all the right propaganda is based on the fear of change, and accusing the conservative party of being scared by ‘innovation’. For the left, on the other hand, the referendum is an ‘unmissable’ occasion to revive and raise the cultural and working aspirations,  ‘valuing’ Scottish tradition, and allowing Scotland to emancipate from the dominant England and to finally walk on her own legs!

For me it’s funny not only to assist to the possible creation of a nation but also to be able to vote, despite of the fact that I arrived in Edinburgh two weeks ago! According to the law, in order to vote it is not necessary to be Scottish, but it is sufficient to live here. Moreover, even young people who have just turned 16 are allowed to vote. This legislation is done to encourage people to vote since voting is the most important right/duty that a citizen has got to express his/her opinion!



[1] The ‘National Collective’ is a non-party movement for artists and creatives who support Scottish independence.
[2] ‘Better Together’ is the main organisation representing those campaigning for a no vote in the referendum.

martedì 26 agosto 2014

Vizio Virtuale

E d'improvviso ebbi un'illuminazione: il 'virtuale', da me tanto deprecato e considerato origine dei miei vizi, deriva, in verità, dalla parola 'virtù'! E voi mi chiederete: 'qual'è l'anello di congiunzione tra 'virtuale' e 'virtù'?'. La 'vis' (ossia la forza)! La 'virtù' è infatti una forza morale e il 'virtuale' è tutto ciò che esiste solamente in potenza (vd. forza), ma non in atto.

(S)torto e Diritto

Osservando la parola 'contorto' mi sono resa conto che era scomponibile in 'con torto'. E allora ho pensato 'vuoi vedere che il 'torto' col significato di 'ingiustizia' deriva dal verbo 'torcere'?'. E poi allora ho pensato alla parola 'diritto', che vuol dire sia 'dritto' (ossia 'retto' in senso stretto) che 'ciò che è giusto' (ossia 'retto' in senso lato). E così ho convalidato la mia tesi iniziale: ciò che è storto è un torto, ciò che è dritto è un diritto.

N.B. Tale discorso si potrebbe ricollegare al 'right' inglese ossia 'diritto' e 'destra'. La destra è 'dritta' e la sinistra è 'contorta'.

domenica 10 agosto 2014

Il cliens diventa patronus!

Nell'antica Roma la società era impostata sul rapporto cliens-patronus: un rapporto di subordinazione del cliens nei confronti del patronus, il quale, seppur superiore, doveva rispettare, a sua volta, alcuni obblighi a beneficio del cliens.

Ora nella società inglese va di moda la parola 'to patronize'. Tale parola deriva dal latino 'patronus', imparentato con 'pater' ossia 'padre'. Il primo significato di 'to patronize' è: 'comportarsi con un'apparente gentilezza che tradisce un sentimento di superiorità'; il secondo significato è: 'frequentare abitualmente (un negozio, un ristorante etc) come cliente > sponsorizzare/finanziare'.

Osservando i dati si giunge al paradosso per cui, secondo una legge economica, 'il cliente è padrone' e, siccome è colui che fornisce un 'supporto economico', è superiore rispetto all'ente beneficiario.

Ma la cosa più interessante ancora è il fatto che, prescindendo dall'aspetto economico, in Italiano io non riesca a trovare una traduzione soddisfacente. Ciò dimostra che, a differenza dell'Inghilterra in cui 'to patronize' viene usato generalmente col significato dispregiativo di 'comportarsi con velata superiorità', in Italia un termine perfettamente corrispondente non esiste o comunque non viene usato.

Tale mancanza deriva dal fatto che il concetto espresso dal verbo inglese 'to patronize' non viene visto così negativamente in Italia. Il cosiddetto 'padrino' non viene biasimato per la sua posizione di superiorità che, anzi, è insita nella mentalità italiana.

Dulcis in fundo: la parola inglese 'pattern' ossia 'modello' è imparentata con il latino 'patronus' e quindi 'pater' in quanto anch'esso 'modello da seguire'.

(Ri)-Fiutare

Il termine colloquiale italiano 'sniffare' deriva dall'inglese 'to sniff' ossia 'fiutare', e fin qui ci siamo. Ma la cosa bella e' che dall'ambito fisico/sensoriale legato all'olfatto ('sniff' si usa, per esempio, per indicare l'assunzione di droghe per naso) si passa a quello metaforico legato all'indagine. Ed e' per questo che, come in italiano si dice 'ha fiuto' per indicare la capacita' di giudicare prontamente (immagine che ci riconduce immediatamente al segugio in ambito animale), cosi' in inglese 'to sniff around' vuol dire 'investigare in maniera nascosta' e 'sniff something out' vuol dire 'scoprire qualcosa attraverso l'investigazione'. Divertente come gli slittamenti semantici derivanti dalle percezioni avvengono in ogni lingua nello stesso modo.

'Sulla nona nuvola!'

Ho appena scoperto che l'espressione italiana 'al settimo cielo' si traduce in inglese 'on cloud nine'. "Secondo la concezione tolemaica, accettata ed elaborata dalla Chiesa fino al XVI secolo, la Terra era centro dell’universo, circondata da nove (e poi dieci) “cieli”, immaginarie sfere concentriche di grandezza sempre maggiore, lungo le prime sette delle quali rotavano la Luna, Mercurio, Venere, il Sole, Marte, Giove, Saturno. Nell’ottavo cielo stavano le stelle fisse (il “firmamento”); i teologi medievali aggiungevano inoltre un nono cielo, il Primum mobile, e l'Empireo, sede di Dio'' > Gli italiani, più umilmente, si fermano al settimo cielo (ossia quello di Saturno), che era il più alto grado di elevazione di avvicinamento alla gioia celeste (prima delle stelle), concepibile per uomini in carne e ossa; gli inglesi invece si spingono oltre, superano le stelle e si avvicinano a Dio!!

In fatti

Tutto è nato da un'urgenza primaria, ossia dal bisogno di trovare una traduzione letterale in inglese della parola 'infatti'. E ovviamente la prima espressione che mi è venuta in mente è stata 'in fact'. L'unico problema è che mi sono resa conto che vuol dire esattamente l'opposto!! Ebbene sì, 'in fact' in inglese vuol dire 'in realtà' > anziché corroborare una certa convinzione, la nega! E da lì ho pensato che ciò potrebbe derivare da un diverso approccio con i dati empirici: in Inghilterra è più diffuso il metodo 'induttivo' ossia dal particolare al generale, mentre in Italia è più diffuso quello 'deduttivo', ossia dal generale al particolare. Ciò vuol dire che in Inghilterra si parte dai dati empirici per costruire una teoria e poi però si innesca una ricerca matta dei 'counterexamples' e vince chi riesce a trovarne di più; in Italia invece 'i fatti' vengono usati per confermare la teoria, anziché negarla. 'In realtà' anche in Italiano ci sono molte espressioni che potrebbero smontare la mia teoria, però questa secondo me è la 'pattern' generale

Madre e Materia

'Materia' e 'madre' derivano dalla stessa radice che indica 'la sostanza prima da cui altre sono formate'

Vita privata (di qualcosa)

La vita 'privata' è tale perché 'priva' di qualcosa, ossia della sfera pubblica. Per cui la vita privata non esiste se non in opposizione alla vita pubblica, che nasce come condizione 'naturale' dell'uomo. 'Privus' vuol dire sia 'solo' che 'privo di qualcosa' > la solitudine è privazione!

Record/Ricordo

La parola inglese 'record' è imparentata con la parola italiana 'ricordo'. Entrambe derivano dalla parola latina recordari ‘ricordare,’ da cor, cord- ‘cuore.’ é buffo come da una stessa parola discenda il ramo inglese, scientifico ed esatto, e quello italiano, più romantico e vicino al significato originario. Del resto il ricordo non è altro che una risonanza generata dal toccare le corde più intime del nostro cuore.

Inoltre, la differenza evidente tra ``scordare`` e ``dimenticare`` e` che nonostante il significato sia il medesimo ``scordare`` deriva letteralmente dal cuore ( da cui ``fuori dal cuore``) e dimenticare dalla mente (da cui ``fuori dalla mente``).

giovedì 31 ottobre 2013

Facebook is a cancer


When you register on facebook you don’t realize that your life is about to change. At first I tried to resist it pretending to be a real nonconformist but then, because of such an extraordinary diffusion, it attracted my attention, without my intention.
People don’t realize how damaging facebook is. Now it has become a dependency for me. Everytime I open my laptop the first word I type is ‘facebook’, and sometimes, or I should probably say most of the times, without realizing it.
Facebook, as the word says, is a book. However, it is a ‘special’ book mainly composed of pictures and posts apt to satisfy the grimmest narcisism, which restate the immediacy and superficiality of this platform.
I would like to use the word ‘superficiality’ in a neutral way, just as something related to the surface. However, the surface, in this case, is our face. Our face is at stake, at the mercy of gossips. We are deprived of our privacy and hollowed out from our individual spiritual richness.
Facebook becomes the filter of all our emotions and thoughts. We are unknownly the media of ourselves.  It insidiously corrodes our minds through its ‘mercuriality’ -thanks to its lack of physicality and therefore of shape and borders.
A click is sufficient to throw us into a virtual parlor, which makes us feel sorrounded by devoted friends. But these same friends, in an instant, can be transfigured in a cold and angular screen. Loneliness.
Everything is so fast on facebook, it goes with the same speed as our hectic lives. This velocity entails carelessness in writing, in reading, in drawing conclusions about other people’s beliefs and feelings. The verbal dispersion of facebook is precisely antithetical to the rigor and exactitude typical of writing.
We are constantly under the probing eye of a camera, like in the most sordid reality shows in which we are the protagonists.  Instead of using facebook these protagonists are used by it, in the same way as the philosophical train of existentialism described the phenomenon of alienation.
Human beings, instead of being the master of technology become its slaves, loosing their mental and physical control and, above all, their concentration. Facebook scans the rhythm of our days keeping us company from when we wake up until we go to bed.
Before having an account on facebook I used to read in bed prior to sleeping.  This is what scares me the most: facebook has substituted the real books.

martedì 29 ottobre 2013

Having fun as a consumer product


It seems like our life today is a continuous and desperate search for fun. Having fun is our obsession. In this world where frantic productivity is the measure of success and happiness, the cathartic abandon of inhibitions has become a matter of survival as well as, paradoxically, another parameter of success.

The same effort young people exercise in societal competition they put into the attempt of having fun. It is a way to escape from the stressfull and boring reality as well as to prove to themelves and others their completeness of character-they not only work hard but also party hard.

Having fun has become a consumer product. It has to be attained in the quickest but at the same time in the most intense way possible. This is the reason why so many more people everyday assume chemical and illegal substances in order to intensify perception.

Having fun is becoming more and more synonymous with getting drunk. It seems impossible now to dance and enjoy a night out without consuming alcoholic drinks and so the fun you have is directly proportional to your level of drunkness. Buying alcohol is like buying fun.

But, at this point, my question is: is fun ‘buyable’ and, more important, what is ‘having fun’? The concept of fun changes depending on the culture. Based on my personal experience, the english organisational streak emerges even in playful contexts such as a party. 

It seems that having fun loses its intrinsic spontaneity and  laxity and becomes almost a duty to yourself as well as society. You feel almost forced to say that you had ‘so much fun last night!’ in order to be cool.

A party is a very common but at the same time a very hard event to organise because the success of it depends on people’s fun. And actually fun is such a vague and personal  psychological state which varies in accordance to many different factors such as the physical and social contexts.

People, people, people. The world is made of people interacting with eachother and the power of a person, like the power of a country, lies in his/her ability to collaborate and create constructive connections –italian people, unlike english ones, have not metabolised this principle yet.

So, nowadays, people’s idea of having fun reflects the cultural uniformity in such a way that, as previously said, fun has become a consumer product. However, we should consider that, like for happiness and moral strength, enjoyment as well lies in the interaction with people and not in the consumption of a product.


mercoledì 25 settembre 2013

Letto sfatto


Roma, 25 settembre 2013.

Se si passa in Via Merulana, scendendo da piazza Santa Maria Maggiore, sul lato sinistro della strada non si può fare a meno di scorgere, attraverso la vetrina del lussuoso negozio di arredamento Roche Bobois, un letto sfatto.

Nella fretta cittadina si intravede con la coda dell’occhio una  normale camera da letto ricreata in tutti i dettagli. Con una seconda occhiata, però, ci si rende conto che le lenzuola del grande letto matrimoniale centrale sono increspate. Sembrano essere la traccia di una dormita –o forse di qualcosa di più-.

Si tratta di una scena talmente verosimile da lasciare l’impressione che i commessi del negozio abbiano dormito lì e che, nella fretta, non abbiano avuto il tempo di aggiustare il letto. La prima volta, in ogni caso, non ci si fa troppo caso.

Ripercorrendo la stessa strada si rivede la stessa scena: si tratta proprio di una tecnica commerciale. Se non altro è un modo per attirare l’attenzione: lenzuola ‘scompigliate’ in un ambiente perfettamente ordinato non possono non dare nell’occhio.

Inoltre, vedere un letto sfatto ci proietta immediatamente nella nostra quotidianità casalinga. Ci fa sentire quel letto più vero, più nostro. Vedere un oggetto nel suo uso ci facilita nell’immaginarci possessori e fruitori di tale oggetto.

Vi dirò di più, il letto sfatto, oltre che emblema della quotidianità casalinga, può anche essere interpretato quasi in chiave sensuale. Come quando una donna o un uomo che si sdraiano rappresentano un invito per il proprio partner, nello stesso modo, lenzuola usate potrebbero rievocare un’ immagine di intimità.

In conclusione, dopo aver analizzato i criteri di una vetrina del genere, non si può non concludere tale riflessione con la solita affermazione: pur di vendere, la gente non sa più che cosa inventarsi!

mercoledì 11 settembre 2013

Italian Society in Focus

My article for Nouse... http://www.nouse.co.uk/2013/09/07/society-in-focus-italian-society/
The Italian Society is a relatively young society, born in 2009. However, despite its tender age, it already has 124 likes on its facebook page and is set to get even bigger this year. The society’s main focus is to promote all the traditional Italian fortes- football, cinema, food and of course socials!
Termly football tournaments will be organised by the sport reps in collaboration with other international societies and hopefully with the support of ISA and the YorkSport Committee.
We are also going to continue with a weekly showing of an Italian movie with English subtitles – hopefully including a mixture of classical masterpieces and some more modern light hearted comedies – preceded by a little refreshment (snacks, Italian wine and Nutella!) If you’d like to get involved there’s a survey on our Facebook page to help choose films with our next showing likely to be ‘Roman Holiday’ with Audrey Hepburn and Gregory Peck- since this year is its 60th anniversary!
As well as exciting social events, the society has organised Italian lessons which are cheaper and more informal than LFA. It’s a great way to learn from scratch the language considered by many as ‘the most beautiful and seductive in the world’.
The society is always open to trying new events as well. This year we hope to organise political debates, open to all, to discuss the controversial political situation in Italy at the moment. Not only would this be a great way to uncover problems within the country but it would also give non-Italians a chance to further understand Italian politics.
Of all the events the most successful so far has been the cookery classes. We are going to organise at least two cookery classes per term, alternating a savoury dish with a dessert plate in order to cover all the typical original Italian recipes –pizza, gnocchi, tiramisù, lasagna etc. And at the end of the class we will enjoy our meal all together! However, we need to be careful not to spread our secrets too much to win the Fiesta – the International culinary competition.
Last but not least, we want to confirm our reputation of being cheerful and eager to have fun through social events such as aperitivi –we have already organized one-, dinner in Italian restaurants and big nights out with all the other mediterranean societies… ‘La classe non è acqua’! (Class will out).
Check out Italian Society’s Facebook pagegroup and Twitter for more up to date information.

domenica 8 settembre 2013

Gli Inti-Illimani


Gli Inti Illimani sono un gruppo vocale e strumentale cileno che nasce dal movimento della Nueva Canciòn Chilena. Tale movimento, nato in Cile negli anni sessanta, rielaborando il folklore latinoamericano, usa la musica come arma di lotta sociale e politica.

Erano un simbolo rivoluzionario negli anni ’70, quando mia madre aveva l’età mia di adesso. La sua generazione non può non ricordarsi quello slogan che veniva urlato per le strade durante le manifestazioni:  'El pueblo unido jamas seràs vencido'! Si tratta del titolo di un brano militante di Sergio Ortega, reso famoso in Italia proprio dagli Inti Illimani che ci hanno composto sopra una canzone.

Costretti all'esilio a seguito del golpe cileno di Pinochet del 1973, si rifugiano in Italia, dove viene loro concesso il diritto di asilo politico. Vivono prima a Genzano di Roma e poi si spostano nella capitale fino al 1988. Nel frattempo si fanno strada, un concerto dopo l’altro, ma non tengono il ricavato dei loro successi per sè, bensì mandano quasi tutto- il 90%- in patria per finanziare le campagne per la restaurazione della democrazia.

Ernesto, un intillimano dai capelli bianchi, ieri sera 04/09/2013, seduto sul bracciolo del divano, parlava con me, mia madre, mio padre e il direttore d’orchestra padrone di casa, nonché nostro vicino del piano di sotto. Noi tutti, seduti sul divano, ascoltavamo attentamente le sue parole e allo stesso tempo ci sentivamo perfettamente a nostro agio a interloquire con quell’uomo che aveva fatto la storia.

Tutti loro si caratterizzano per la loro vivacità e informalità, dopo poche parole sembra già di conoscerli da una secolo. Hanno un sorriso sincero, di chi ha sofferto a lungo e sa quali sono le cose importanti della vita. Ernesto ci dice che il loro soggiorno italiano non è stato facile, perché all’inizio vivevano in un paese, a Genzano, senza neanche potersi comprare la casa in cui vivevano.

‘Noi davamo tutto via, mandavamo tutto in Cile, tutto’, ricorda. E poi si mise a ripensare a tutte le occasioni di investimenti in case, che non avevano saputo cogliere. E infine, con un misto di rimpianto e di autocompiacimento dice: ‘in fondo, nella vita, l’importante non è comprare’. Il padrone di casa, prontamente, risponde: ‘infatti, l’importante è vendere’. E ride.

A questo punto vi starete chiedendo come mai il mio vicino di casa sia amico di un gruppo così famoso. Un giorno di tanti anni fa quando aveva dieci anni era stato portato dallo zio a sentire un loro concerto. Si innamorò a tal punto di quei suoni da comprare quegli stessi strumenti -facendo la cresima apposta per ricevere i soldi dai parenti- e fondare un gruppo ad immagine e somiglianza degli Inti Illimani, con il quale, per anni, ‘si è arricchito’.

Lo scherzo del destino ha voluto che, dopo tanti anni,  il direttore del conservatorio di Napoli un giorno lo chiama per proporgli di dirigere un gruppo cileno un po’ particolare, dal nome altrettanto strano che inizia per ‘Inti’…lui accetta. E, pur avendo un ‘terribile’ sospetto, non svela il suo segreto, ma fa finta di non conoscerli.

Prima di quel momento, effettivamente, non li aveva mai conosciuti di persona. Basta quell’occasione per fare nascere tra loro un amore così profondo e sincero da impegnare quei rivoluzionari a venire ogni anno, verso i primi di settembre, a suonare a casa del loro amico. Per questo mia madre, ignara di ciò, l’anno scorso, sentendo della musica, si affacciò su Piazza Dante, che generalmente è piena di immigrati, e pensò tra sè: ‘accipicchia che bravi questi extra-comunitari!’.

‘Questi extra-comunitari’, originariamente sei ma poi diventati sette, hanno effettivamente facce esotiche da indios, in particolare Josè il cantante, nonchè strumentista. Il suo strumento non è un flauto bensì uno strumento a fiato composto da canne di bamboo disposte in scala e unite da fibre vegetali. Per essere precisi non ne ha solo uno, ma vari, che alterna con velocità e suona con grande maestria.

Ma l’anima del gruppo è Horacio Salinas Halvarez, chitarrista e compositore. Basso, con pochi capelli e una stazza decisamente superiore alla norma, ha un fascino tutto suo. Quando sta sulla sedia con la chitarra in mano dà proprio un’immagine di completezza. Abbraccia la chitarra come fosse la sua donna e la tiene salda, solleticandole la pancia con grande disinvoltura e abilità.

Il movimento delle sue dita è ipnotico, sicuro e regolare, e sembra quasi che stia maneggiando una materia invisibile. Ha una sorprendente manualità. Guarda in basso mentre suona, tiene lo sguardo concentrato. Sente la musica da dentro e canta, con una voce calda e grave da uomo dall’ampio torace, melodie nostalgiche di chi non può tornare a casa. Alla fine però a casa c’è tornato, nell’88.

La loro è una musica sperimentale che spazia dalla musica andina alla canzone politica; altrettanto sperimentali sono gli strumenti che usano. Affiancano strumenti provenienti dalla tradizione popolare come chitarra, tiple, cuatro, quena, bombo leguero, zampogna, maracas  a strumenti provenienti dalla musica colta come violoncello, contrabbasso e violino.

Nelle loro canzoni anche la componente vocale è notevole. L’altra sera a cantare con loro c’erano dei ragazzi giovani, all’incirca della mia età, che hanno mostrato una duttilità tale da passare dalla voce alla chitarra al flauto traverso con grande facilità. Gli Inti Illimani, tuttora attivi, cercano di rimanere immortali attraverso le nuove generazioni. Questi ragazzi saranno gli inti Illimani del futuro.


I VOTE ANYWAY


Thanks to a Facebook connection Italian people abroad not resident and therefore not allowed to vote have made ‘fake’ elections as a sign of protest.
With the Italian political elections getting closer, as soon as we came back to England - where we study - after the Christmas holiday spent in Italy, we inquired about the modality of elections for us Italians abroad.
We looked on the internet and we discovered that it is necessary to be registered to AIRE (Association of Italians Living Abroad). After many phone calls in order to understand how to register, we realized that basically we couldn't vote, unless taking the residence here –which requires time. What now? Is it possible that there is not a way to vote unless going back to Italy? What if someone can’t afford it? There must be a solution. Or even better, we have created the solution.
Some students, who, like us, are Italian but live temporarily abroad, have created an initiative of a protest – IO VOTO LO STESSO- for the occasion of the Italian political elections 24th and 25th February 2013. This initiative consisted of a simulation of elections which, even without legal value, gave the possibility for non-resident Italians to express their vote and above all their desire to exercise their rights. This right is prevented from the decree-law N. 232 of the 18/12/2012 for all the Italians non-resident abroad.
After discovering this initiative through Facebook we got in touch with the creators of the event which co-ordinates many European cities: Amsterdam, Berlin, Bratislava, Brussels, Casablanca, Cork, Dublin, Edinburgh, Innsbruck, Lisbon, London, Maastricht, Madrid, Marseille, Monaco, Paris, Porto, Salamanca, Siviglia (Seville), Tarragona, Tubinga, Valencia, Valladolid, Varsave, Vigo, York.
On Saturday 23 February some polling stations were set up in squares, Universities and other cultural centres in every European city mentioned above in order to allow non-resident Italians - including Erasmus students, full time students, and workers - their right of vote.
In order to vote personal ID was the only requirement as it was needed for the processing and registration of personal data. On the basis of this data voters were split between those who could vote only for the candidates of Chamber of deputies (18 years old minimum) and those who could vote for the Senate as well (25 years old minimum).
There were two ballot papers: One (pink) for the Chamber of Deputies and the other (green) for the Senate. These ballots were all the same on the basis of a fac-simile decided by the Minister of Interns. The votes were anonymous and secret.
Each polling station counted its votes that, even without legal value, have shown in which measure the result of elections would have changed.
Results of elections for the Chamber of Deputies:
Coalition PD-SEL-CD: 41.5% 5 Star Movement: 26% Coalition Monti-FLI-UDC: 11.5% Civil Revolution Ingroia: 11.1% To Do to stop the decline: 3.3% Coalition MIR-FdI-Pensioners-PDL-North League-The Right: 2.6% Casapound: 0.3% New Force: 0.2% Invalid ballots: 3.5%
Results of elections for the Senate:
Coalition PD-SEL-CD: 42.7% 5 Star Movement: 30.7% Civil Revolution Ingroia: 8.6% Coalition Monti-FLI-UDC: 7.6% To do to stop the decline: 3.3% Coalition MIR-FdI-Pensioners-PDL-North League-The right: 3.3% Communist Party of workers: 0.8% New Force: 0.5% Casapound: 0.3% Invalid ballots: 2.2%
The voting process did not only take place via paper votes, but also virtually. On the 21st and 22nd of February there were online elections through the platform/operating system ELIGO made available by ID Technology.
Total of voters: 515 The main parties: PD: 142 Five Star Movement:109 SEL: 99 Civil Revolution: 57 Civic Choice: 47 To do to stop the decline: 37 PDL:2
Overall, the total of voters has been 1,247 of which 1,029 consists of Italian people abroad for academic reasons. The results of these ‘fake’ elections made the Democratic Party left-wing led by Bersani the winner followed by Five Star Movement led by Beppe Grillo. On the other hand, PDL-the right-wing party led by Berlusconi has obtained a very small amount of votes despite of the ‘real’ elections.
These elections show how the votes of Italian youth between 20 and 27 years old abroad would have influenced the result of political elections. And, above all, they show that in order to co-ordinate with many European cities in a short time all you need is desire and enthusiasm (and Facebook!). There is a young and large portion of Italian people who still believe in a positive change.
Finally, I want to reinstate once more that it is very important, especially in historical moments such as these, to exercise the right of vote which is one of the few instruments (or maybe the only one?) that we can use to change the system.
We, Italians abroad believe in this right and wish to have the possibility to exercise it even outside our country, as it is in the rest of European countries.
In order for our initiatives to produce the effect desired it is necessary to spread the information and that is exactly why we address this issue to you.


‘IO VOTO LO STESSO’


Grazie a Facebook degli Italiani all'estero non residenti e quindi non autorizzati a votare hanno svolto delle 'false' elezioni in segno di protesta.

Con l’avvicinarsi delle elezioni, appena tornati in Inghilterra dove studiamo, dopo le vacanze di Natale passate in Italia, c’informiamo sulle modalità delle elezioni per noi, italiani all’estero.

Cerchiamo su internet e scopriamo che serve essere iscritti all’AIRE (Associazione degli Italiani Residenti all’Estero). Dopo varie telefonate per capire come iscriversi all’AIRE, capiamo che, in sostanza, non possiamo votare, se non rinunciando alla residenza italiana. E ora? Possibile che non ci sia un modo di votare se non quello di tornare apposta in Italia? E chi non se lo può permettere? Ci dev’essere una soluzione. O meglio, la soluzione ce la siamo creata noi.

Dei ragazzi che, come noi, sono italiani ma vivono momentaneamente all’estero, hanno creato un’iniziativa di protesta- ‘IO VOTO LO STESSO’- in occasione delle elezioni politiche italiane del 24 e 25 Febbraio 2013. Quest’iniziativa prevede una simulazione di elezioni che, seppur non avendo valore legale,  diano la possibilità agli italiani non residenti all’estero di esprimere il proprio voto e soprattutto il desiderio di esercitare il proprio diritto. Tale diritto viene impedito dal decreto legge n. 232 del 18/12/2012 per gli italiani non residenti all’estero e non iscritti all’AIRE.

Venuti a sapere di tale iniziativa attraverso facebook ci siamo messi in contatto con i creatori dell’evento che coordina i gruppi organizzativi di varie città europee: Amsterdam, Barcellona, Berlino, Bruxelles, Cork, Dublino, Edimburgo, Granada, Hannover/Gottinga, Heidelberg, Lisbona, Londra, Lyon, Madrid, Marsiglia, Parigi, Porto, Potsdam, San Paolo (Brasile), Siviglia, Tenerife, Toulouse, Tours, Valencia, Valladolid,  Varsavia, Vigo/Pontevedra/Ourense, York.

Sabato 23 Febbraio verranno allestiti seggi elettorali nelle piazze, nelle università e nei centri culturali di tutte le città europee (e non solo) sopracitate per permettere a italiani non residenti – tra cui studenti Erasmus,  ‘full-time students’,  e lavoratori-, di esercitare il proprio diritto di voto.

Per votare è necessario solo il documento d’identità in modo da permettere la registrazione dei dati anagrafici dei votanti. In base a tali dati anagrafici i votanti vengono divisi tra coloro che possono votare solo per i candidati alla Camera e coloro che possono votare anche per il Senato.

Le schede elettorali sono due: una (rosa) per la camera e una (verde) per il Senato. Tali schede elettorali saranno tutte uguali sulla base del fac-simile stabilito dal Ministro degli Interni. Il voto è anonimo e segreto.

Ciascun seggio elettorale provvede allo scrutinio delle proprie schede e al calcolo dei voti che, pur non avendo valore legale, dimostrerà in quale misura le sorti di queste elezioni sarebbero potute cambiare.

Risultati delle elezioni per la Camera dei Deputati:
Coalizione PD-SEL-CD: 41.5% Movimento Cinque Stelle: 26% Coalizione Monti-FLI-UDC: 11.5% Rivoluzione Civile Ingroia: 11.1% Fare per fermare il declino: 3.3% Coalizione MIR-FdI-Pensionati-PDL-Lega Nord-La destra: 2.6% Casapound: 0.3% Forza Nuova: 0.2% Schede bianche: 3.5%

Risultati delle elezioni per il Senato:

Coalizione PD-SEL-CD: 42.7%
Movimento Cinque Stelle: 30.7% Rivoluzione Civile Ingroia: 8.6% Coalizione Monti-FLI-UDC: 7.6% Fare per fermare il declino: 3.3% Coalizione MIR-FdI-Pensionati-PDL-Lega Nord-La destra: 3.3% Partito Comunista dei Lavoratori: 0.8% Forza Nuova: 0.5% Casapound: 0.3% Schede bianche: 2.2%

Le elezioni non sono state solamente cartacee, ma anche virtuali. Infatti, il 21 e 22 febbraio è stato possibile votare on-line attraverso la piattaforma ELIGO, messa a disposizione da ID Technology.

Totale dei votanti: 515

Partiti principali: PD: 142 Movimento Cinque Stelle:109 SEL: 99 Rivoluzione Civile: 57 Scelta Civica: 47 Fare per fermare il declino: 37 PDL:2

É inutile ribadire ancora una volta quanto sia importante, specialmente in questo momento storico, esercitare il diritto di voto che è uno dei pochi strumenti (forse l’unico?) di cui disponiamo per cambiare le cose.

Noi, italiani all’estero, crediamo in questo diritto e desideriamo avere la possibilità di esercitarlo anche fuori dal nostro paese, com’è di norma per il resto degli stati europei.

Affinché tali iniziative sortiscano l’effetto desiderato è necessario che l’informazione si diffonda ed è per questo motivo che ci rivolgiamo a voi.